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#BoycottTheBefore

Guarire dai disturbi alimentari

Oggi Pinterest ha annunciato una nuova politica che vieta qualsiasi annuncio che pubblicizzi la perdita di peso. Per Pinterest, si tratta di una decisione molto sentita, perché contribuisce a far sì che chiunque si senta il benvenuto sulla piattaforma, indipendentemente dalla taglia o dalla corporatura. L'articolo riportato qui sotto, tratto dal blog della National Eating Disorders Association (NEDA), è stato scritto da Lexie Manion. Lexie è una scrittrice, artista, studentessa, nonché una fervente sostenitrice dell'importanza della salute mentale. Spesso scrive di argomenti come la salute mentale e l'accettazione del proprio corpo, raccontando con coraggio il suo percorso di guarigione dalla patologia mentale.
Spesso nei media trovano visibilità solo alcuni tipi di disturbi alimentari e le persone che soffrono di altre patologie non riconoscono di trovarsi nel bel mezzo di una vera e propria lotta. Per questo è fondamentale cercare di creare una comunità più inclusiva. Il nostro obiettivo è dare il giusto riconoscimento a tutti i tipi di corpo, non solo alcuni, e creare degli spazi dove tutti si sentano accolti.
È il momento di dare ascolto alle persone che non hanno mai avuto modo di dire la loro. Dobbiamo farci avanti e dimostrare il nostro sostegno a chiunque stia lottando contro la malattia, perché ogni lotta è importante e merita la stessa attenzione. Dobbiamo anche smetterla di guardare con vergogna ai disordini alimentari come il disturbo da alimentazione incontrollata e iniziare a dimostrare la stessa comprensione che riserviamo ad altri tipi di disturbi, come l'alimentazione restrittiva. Nella nostra cultura, non esitiamo a sostenere le persone che lottano contro i disturbi restrittivi, mentre siamo pronti a puntare il dito contro quelle che hanno disturbi da alimentazione incontrollata. Le connotazioni negative che ne derivano impediscono a chi sta male di parlare apertamente della propria malattia. Tutti i disturbi alimentari meritano lo stesso sostegno e la stessa comprensione.
Le storie di guarigione che leggiamo o vediamo parlano sempre di anoressia, perché le foto del "prima", in cui si vedono corpi scheletrici, attirano molti più clic e visualizzazioni o contribuiscono a migliorare lo share. Credo che la campagna #BoycottTheBefore sia una valida alternativa per chiunque non intenda condividere la propria foto del "prima" ma anche per chi sta guarendo da una patologia in cui una foto del "prima" non c'è.
Le foto del "prima" rappresentano una minima parte della lotta e della sofferenza di una persona, ma se iniziamo a condividerle perché fanno tendenza, rischiamo di escludere automaticamente tutti coloro che non vogliono pubblicarle o che non hanno una foto del "prima". È deleterio limitarsi a parlare di un solo disturbo alimentare, tralasciando tutti gli altri, a maggior ragione se le foto del "prima" possono scatenare reazioni emotive molto forti, essere interpretate come un invito a perdere peso, diffondere informazioni errate e spettacolarizzare la malattia mentale. Condividere negli articoli dettagli sensazionalistici come la quantità di cibo consumata in un giorno o le abitudini alimentari della persona affetta da patologia può essere controproducente, perché potrebbe portare alcune persone a emulare quei comportamenti. La cosa migliore è non dare peso a quei dettagli e focalizzarsi sul percorso della persona in termini più generici e meno sensazionalistici.
#BoycottTheBefore nasce con l'obiettivo di evitare paragoni con gli altri e favorire una riflessione costruttiva su cosa significhi davvero guarire. In definitiva, si tratta di sensibilizzare le persone sui disturbi alimentari, senza sensazionalizzare la malattia. Chiunque stia guarendo da una patologia può partecipare alla campagna #BoycottTheBefore condividendo sui social una foto di sé accanto all'immagine in bianco e nero “I am so much more than a “before” photo” (Sono molto più che una semplice foto del "prima").
Chi soffre di un disturbo alimentare potrebbe non cercare aiuto e vivere la propria malattia in silenzio se si rende conto che, nelle storie di guarigione, vengono mostrati solo corpi pelle e ossa. Se i media e i social network mostrano solo foto del "prima" per sensibilizzare sul tema, qualcuno potrebbe addirittura credere di non aver un problema o di avere un problema trascurabile, perché non si ritrova nei corpi scheletrici raffigurati nelle foto. Quindi potrebbe pensare di non aver bisogno di aiuto. I disturbi alimentari riguardano le persone di qualsiasi peso e taglia. Non ha importanza se la bilancia segna 30, 60 o 100 kg: tutti i corpi meritano lo stesso sostegno e lo stesso conforto.
Quando mi sono trovata a combattere contro i disturbi alimentari, una cosa che mi ha sempre perseguitato, ostacolando la guarigione, è stata la percezione di non meritarmi di stare meglio. Mi sembrava di non essere abbastanza malata, il che non ha fatto altro che aggravare e prolungare la malattia. Mi sono resa conto che il concetto di essere "abbastanza ammalati" è del tutto sbagliato; se ti preoccupi di non essere abbastanza ammalato, significa che in realtà lo sei, eccome, perché è un pensiero basato su un'idea sbagliata in partenza. La lotta e il dolore sono autentici. Sempre e comunque. Qualsiasi forma di lotta e di dolore è relativa in termini di disturbi alimentari, indipendentemente dal peso o dalla taglia di una persona. Chiunque soffra di disturbi alimentari ha bisogno di aiuto perché i disturbi alimentari sono, prima di tutto, patologie mentali.
Un modo per dare voce e sostenere i gruppi emarginati (i neri, gli indigeni, le persone di colore, la comunità LGBTQ+, le persone con disabilità, in sovrappeso e con disturbi alimentari) che spesso non trovano visibilità nei media, è interagire con i loro post sui social network e condividerli il più possibile.
È importante fare in modo che chiunque possa dire la propria. Il prossimo obiettivo è fare in modo che le persone emarginate possano uscire dall'ombra e sentirsi riconosciute. I disturbi alimentari hanno forme e manifestazioni diverse, così come sono diversi i corpi delle persone. Al momento non sono tutti sullo stesso piano, ma possiamo fare in modo che in futuro lo siano.